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La vicenda Boeing: quando il problema non è la gestione della comunicazione in un momento di crisi.

Mar 20, 2019 | Ambiente ed Energia, Imprese, Mobilità, Tendenze, Turismo e Finanza

Vi sono situazioni in cui parlare della gestione della comunicazione della crisi è molto importante. Lo è a maggior ragione quando una crisi non solo poteva essere evitata ma assegna responsabilità gravi e multiple.
L’esempio sotto gli occhi di tutti in questi giorni è quello che investe la vicenda Boeing 737. Una tragedia. Quel che è peggio una tragedia più che annunciata.
Con il massimo rispetto per le 157 vittime a cui va il principale pensiero, la cui perdita è incalcolabile, mi permetto di prendere in considerazione alla spicciolata un po’ di danni provocati da questo incidente. Senza scendere troppo in profondità nell’analisi.

Un danno immediato è la perdita di un aereo enorme. Anzi due sommando gli incidenti africano e indiano. Il prezzo di vendita in teoria, perché i dati sono ben custoditi e solo alcune compagnie sono state obbligate nel tempo a farli trapelare, si aggirano sui 110 milioni di dollari ad aereo. Fatto salvo che alcune compagnie aeree riescono ad acquistare anche con sconti che arrivano anche oltre il 60%. Le motivazioni commerciali restano ovviamente protette da accordi industriali, ma certamente questo è già un punto su cui si dovrebbe riflettere. Per semplificare evitiamo di farlo e prendiamo per buono il listino di base.
Ad oggi di questi meravigliosi bestioni dell’aria, circa 400 sono bloccati a terra per decisione delle diverse compagnie aeree e autorità di sicurezza al volo mondiali. Decisione necessaria, ma questo non può che arrecare problemi nelle schedulazioni di voli già fissati da tempo, prenotati, definiti con equipaggio piloti e percorrenze, e dato che le vendite dei biglietti avvengono spesso con mesi di anticipo, potenzialmente anche disagi ai passeggeri. Certamente disagi inferiori al precipitare, ma comunque disagi.
Valori economici che anche presi così superficialmente a nove zeri, anche dieci zeri. Ma anche questo di fatto non è il punto nodale. Quelli che invece non sono calcolabili, e non lo saranno per lungo tempo, sono i danni di immagine. Qui non si tratta di un errore umano. Neanche di una tragica imponderabile rottura di qualche pezzo. Si tratta invece palesemente di negligenza la cui ricaduta è tanto più grave quanto essa investe non solo i settori produttivi, di sviluppo, di test dell’azienda Boeing, ma anche altre gli enti di verifica della sicurezza del velivolo americani e internazionali.
Questa negligenza, ma il termine è eufemistico, si è verificata in almeno tre fasi, una peggiore dell’altra. La prima riguarda la fase di produzione e test del funzionamento che già in azienda aveva sollevato diverse perplessità al punto che la Boeing stava valutando i tempi e i prezzi per l’aggiornamento del sw dei mezzi in circolazione. La seconda quella di certificazione e autorizzazione al volo del Boeing. I dubbi maggiori investono la Federal Aviation Administration (FAA), l’agenzia governativa che negli Stati Uniti si occupa dell’aviazione civile, e sulla sua gestione del processo di approvazione dei nuovi aerei poi messi in commercio. Non per nulla La segretaria dei trasporti Usa Elaine Chao ha chiesto all’Ispettore generale del dipartimento Calvin Scovel, di svolgere una verifica sul processo che ha portato alla concessione della certificazione. La terza riguarda, invece, gli enti di controllo al volo che avevano ricevuto non solo le segnalazioni dei piloti che in più occasione avevano informato della presenza di problematiche al software in particolare in fase di decollo, confermate purtroppo da un ulteriore incidente aereo in India a seguito del quale gli aerei avrebbero già dovuto essere fermati.

Il problema di comunicazione qui dovrebbe assumere i nomi che merita ovvero scandalosamente responsabilità, colpa, incompetenza o avidità probabilmente. Magari peggio. Riguarda tutta la filiera da chi ha prodotto, a chi doveva controllare prima e chi doveva monitorare e intervenire tempestivamente dopo le prime segnalazioni. Riguarda l’inettitudine? La stupida volontà di nascondere un problema gravissimo affidandosi a qualche divinità dei cieli nella speranza di risolverlo prima o poi? Speriamo di no. Tra avidità e stupidità la seconda è forse la peggiore.

Abbiamo tutte le nostre ipotesi, ma in questo caso l’analisi della crisi non riguarda solo la comunicazione ma in primo luogo la gestione e dovrebbe essere ampliata a tutti gli attori in campo e portare in prima battuta alle dimissioni in blocco di chi, per qualsivoglia motivo ha, nei fatti, provocato la morte di centinaia di innocenti. Dopodiché la legge farà il suo corso, il marketing farà il suo lavoro e la vita continuerà. Ma se non si ripristina la credibilità e soprattutto se non tornano ad essere realmente competenti e affidabili coloro che della sicurezza dei passeggeri si devono occupare, l’indice di sicurezza del volo sarà gravemente compromesso e questo non riguarda solo Boeing, né Airbus o altre aziende costruttrici, non riguarda i margini,  ma riguarda tutti quelli che salgono per qualche motivo su un aereo, tutti i loro familiari, tutti gli operatori del settore e quindi da qui subito si dovrebbe partire.

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