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Secondo uno studio Cerved in Italia 91000 aziende a rischio Default

Giu 7, 2019 | Imprese, Tendenze

91000 Aziende in Italia con un tasso di Defalt pari al 90%. A rischio soprattutto le imprese più piccole e più giovani.
E’ il dato sintetico che emerge da un’analisi effettuata da Cerved su richiesta del Ministero di Grazia e Giustizia per calcolare il potenziale impatto sulle imprese italiane dato dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi che va a sostituire la precedente normativa sul fallimento risalente al 1942.
Partiamo dall’inizio il 14 febbraio è entrata in vigore la nuova normativa con decreto legislativo che recepisce la recente riforma della Legge Fallimentare, approvata con la legge n. 155/2017 (cd. Legge Rordorf).
Tra le novità epocali da rilevare la volontà del legislatore di individuare e prevenire le crisi aziendali e i rischi di default introducendo un regime di alert, che prevedono maggiore dell’imprenditore, del debitore e degli organi di governance. In particolare, la riforma della legge fallimentare prevede l’introduzione di specifiche procedure di allerta, in presenza di indicatori di crisi, definiti come “squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario (…) rilevabili attraverso appositi indici (…) nonché l’esistenza di significativi e reiterati ritardi nei pagamenti”. In questi casi, l’organo di controllo societario dovrebbe avvisare l’organo amministrativo ed in caso di necessità informare l’organismo di composizione della crisi (OCRI).

Lo studio rappresenta un’analisi empirica basata su tutti i bilanci depositati dalle società di capitali, al fine di fornire indicazioni  sul numero di imprese che potrebbero essere coinvolte in procedure di allerta e di stimare il numero di segnalazioni e il tipo di società che potrebbero essere oggetto della norma sulla base di dati ufficiali e certi di cui è possibile disporre.
Gli indicatori di bilancio che Cerved, ha utilizzato per questo esercizio di studio di fatto sono quattro: cashflow/attivo nell’area di redditività, patrimonio netto su passivo per la struttura finanziari, oneri finanziari su ricavi per la sostenibilità dei debiti e il current ratio per l’equilibrio finanziario e dovrebbero risultare altamente predittivi di una eventuale crisi di impresa.
Per questi quattro indicatori, sono state calcolate delle soglie associabili a tassi di default del 70%, dell’80%, e del 90%, osservati su un campione molto esteso di bilanci aziendali disponibili dal 2011 al 2016. Sulla base di queste soglie, è stato individuato il numero di società per cui andrebbero in teoria attivate le procedure di allerta previste dalla normativa tra esse l’autosegnalazione da parte dell’imprenditore stesso, o la segnalzione da parte degli organi di controllo aziendale.
Va ricordato che la norma si applica “ ai debitori che svolgono attività imprenditoriale esclusi le grandi imprese, i gruppi di imprese di rilevante dimensione, le società con azioni quotate in mercati regolamentati, o diffuse tra il pubblico in misura rilevante, le imprese agricole e le imprese minori”, coinvolgendo di fatto l’intera platea di piccole medie e grandi imprese con un fatturato compreso da 0 a 40 milioni.
Il numero di segnalazioni sarebbe molto elevato, con ben 526 mila società per un tasso di default del 70%, di 275 mila con una soglia dell’80% e 91 mila con una soglia del 90% (9,8%). Un numero così elevato di imprese sopra soglia si tradurrebbe in un carico di lavoro significativo per gli organismi di composizione della crisi. Una vera valanga di segnalazioni per i neonati Organi di Composizione della Crisi e potenzialmente anche una valanga di aziende segnalate in un momento di difficoltà che sarebbero comunque in grado di recuperare. Secondo Cerved,però, “soglie più stringenti ridurrebbero il numero di segnalazioni, ma al costo di rischiare di escludere dalla platea di imprese segnalate un numero non trascurabile di aziende rischiose”.

L’analisi dimostra anche che la previsione di criteri combinati, per cui sarebbe necessario superare due o più soglie per attivare la procedura di allerta, migliorerebbe l’efficienza del sistema di allerta.
 In base ai dati, combinando, se in vece di un solo parametro venissero combinati almeno due tra gli indici considerati, il numero di società segnalate scenderebbe da 526 mila a 266 mila con un tasso di default del 70%, da 275 mila a 97 mila con un tasso di default dell’80% e da 91 mila a 35 mila con un tasso del 90%. La più recente formulazione della norma, che prevede che gli indici debbano essere “valutati unitariamente” va dunque secondo l’analisi nella giusta direzione.
Inoltre anche combinando due o più soglie, comunque, lo studio evidenzia che applicando i parametri della nuova Legge sulla Crisi d’impresa, anche nel caso in cui non si scegliessero soglie differenziate per dimensione o età dell’impresa, ad essere segnalate sarebbero soprattutto le imprese più piccole.

Lo studio Cerved:
https://know.cerved.com/imprese-mercati/legge-fallimentare-allerta-per-crisi/

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